“Quella saletta sul mare” racconta una sala da cento posti a due passi dalla costa e il quotidiano salvataggio di bobine e manifesti consumati dal tempo. Le voci di critici, autori, docenti, esercenti e amministratori ricostruiscono cosa abbia significato per Bari varcare quella soglia: sedersi al buio, attendere l’accensione del proiettore, discutere dopo la visione, scoprire opere lontane dalle logiche commerciali. Per molti è stato il primo incontro con un cinema alternativo, più libero, più esigente. Parallelamente, la macchina da presa segue il lavoro nei depositi e nei laboratori: rulli che scorrono sui tavoli di controllo, emulsioni per pulire le pellicole, locandine lacerate da ricomporre, faldoni da riordinare. Il restauro non è raccontato come teoria, ma come gesto: polvere rimossa, tagli ricuciti, cromie riportate alla luce. La piccola sala sul mare diventa così il luogo dove un ciclo si chiude: i fotogrammi che lì sono stati proiettati tornano a vivere grazie a un lavoro paziente che permette loro di essere ancora condivisi alle nuove generazioni.